L’ordine del giorno di Eric Vuillard

L’ordine del giorno di Eric Vuillard

 

L’ordine del giorno è uno di quei libri che – se hai la necessità di sistemare i tuoi volumi suddividendoli per genere – non sai se piazzare nella saggistica storica o nella narrativa straniera: manca di rigore storiografico – e va benissimo così – ma ci riporta potentemente a un passato oscuro, e contemporaneamente fatichi a definirlo fiction, pur essendo accompagnato da una scrittura evocativa e piacevolissima.

Vuillard, nel raccontare la Germania di primi anni Trenta e la corte di industriali che finanzia la presa del potere nazista, tocca infinite corde che vanno da una tragica ironia a una sorta di rabbia mal sopita verso personaggi che potevano inciso e non hanno alzato la voce, anzi. E sono tutti lì, i Siemens, i Krupp, gli Opel, i coraggiosi capitani d’impresa di Varta, Bayer, Allianz, tutto sommato sollevati dall’uomo forte che solleverà le sorti del paese, pronti ad approfittare della manodopera a basso costo che arriverà (Bayer si rifornì di forza lavoro da Mauthausen, BMW da Dachau ed Auschwitz…). 

E poi i pavidi politicanti austriaci, e gli inglesi troppo educati per interrompere un ricevimento mentre si preparava l’Anchluss, in un insieme di incomprensione per quello che stava arrivando. Perchè viviamo un presente fatto di paura e di insicurezza, ma non di guerra (o almeno è così all’interno dei nostri confini) eppure alcune forze si muovono, urlano, superano la decenza di un commento idiota sui social. Ed è drammaticamente vero che, come spiega Vuillard, “Non si cade mai due volte nello stesso abisso, ma si cade sempre nello stesso modo, con un misto di ridicolo e di spavento.”. 

SCHEDA LIBRO
Autore: Eric Vuillard
Titolo: L’ordine del giorno
Editore: Edizioni e/o
Collana: –
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 137
ISBN: 978-8833570037

Acquisto: Amazon.it : cartaceo copertina flessibile € 13, ebook: € 10,99

Riassumendo
  • 8/10
    Breve, doloroso, magnifico - 8/10
8/10

Quarta di copertina

“Erano in ventiquattro accanto agli alberi morti della riva, ventiquattro soprabiti neri, marroni o cognac, ventiquattro paia di spalle imbottite di lana, ventiquattro completi a tre pezzi, e lo stesso numero di pantaloni con le pinces e l’orlo alto.”

Alfonso d'Agostino

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