Bolle di sapone di Marco Malvaldi

Bolle di sapone di Marco Malvaldi

 

Ero un filo preoccupato: temevo che il primo romanzo della inimitabile serie dedicata da Marco Malvaldi al BarLume ambientata ai tempi del Covid mi provocasse un minimo di malinconia, anche per – non facciamo finta di niente – l’età media dei suoi protagonisti che li rendeva particolarmente a rischio con una pandemia che ha mietuto vittime in particolare fra gli anziani. Insomma, malinconia e anche un po’ di paura, ecco. 

Sforzandomi di non spoilerare, mi limiterò a sottolineare che la soluzione finale è ai limiti del geniale, e mette anche a posto un paio di piccole incongruenze che rischiavano di non essere convincenti “giallisticamente” parlando. E’ il classico Malvaldi che leggi scoppiando a ridere almeno un paio di volte, con un pizzico di cronaca nazionale e sociale in più: inevitabilmente (il BarLume è pur sempre un luogo di socialità, annullato e chiuso per le restrizioni) e persino emozionante quando regala una voce in più a chi ha combattuto il virus tra le mura di un ospedale. 

Non ho rilevato la stanchezza narrativa che alcuni hanno evidenziato nella serie, che è inevitabilmente un po’ cambiata dopo il successo e dopo le puntate in tv, e sarebbe stato innaturale il contrario: Malvaldi – lo si è visto in romanzi non collegati al BarLume – è un autore di razza, perfettamente conscio dell’impatto che ha avuto la serie tv sull’immaginario comune sui suoi personaggi. Talmente bravo che gli perdono la definizione di “caccia” nella citazione di un Savoia-Marchetti, che avrà fatto sobbalzare i due/tre appassionati di aeronautica della seconda guerra mondiale durante la lettura 🙂

SCHEDA LIBRO
Autore: Marco Malvaldi
Titolo: Bolle di sapone
Editore: Sellerio
Collana: La memoria
Anno di pubblicazione: 2021
Pagine: 250
ISBN: 978-8838942242

Acquisto: Amazon.it : cartaceo copertina flessibile € 14,25, ebook: € 9,99

Riassumendo
  • 8/10
    Il BarLume ai tempi del Covid - 8/10
8/10

Quarta di copertina

Sono i giorni del Covid. Per la prima volta nei loro ottant’anni suonati, i Vecchietti del BarLume si sentono tali. Sono isolati e dubitano di avere ancora un futuro. Il tempo gli svanisce spulciando «ogni tipo di statistica sul virus esistente al mondo».

Alfonso d'Agostino

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