Nero come la notte di Tullio Avoledo

Nero come la notte di Tullio Avoledo

Due anni senza Avoledo sono lunghissimi. Era dai tempi del meraviglioso Furland che lo aspettavo, ed eccomi qui – dopo aver chiuso Nero come la notte – a sapere intimamente che mi toccherà aspettare, di nuovo.

Avoledo racconta, nel senso più profondo del termine. E’ un narratore eccezionale, anche alle prese con un noir durissimo che – lo dico a scanso di equivoci – non è per tutti: alcune virate verso l’horror restano nella mente, alcune scene (agghiaccianti) danno un dolore quasi fisico. Ma lo vale il concludersi di una lettura che ti lascia qualcosa dentro.

Per me, che l’ho quasi letteralmente divorato, Nero come la notte è un libro sul Bene e sul Male. Su quanto siano profondamente lontani e su quanto possano convivere in un personaggio (o in una persona), in un confronto continuo che a volte è parte della nostra quotidianità. Il protagonista stesso, Sergio Stokar, è un uomo profondamente sbagliato: poliziotto razzista, costretto a vivere in un contesto che non sarebbe mai stato suo, eppure capace di pensieri e gesti di una bellezza sconcertante. E allora ogni pagina è una scoperta, un salto nel buio e uno squarcio di luce.

Chi ama Avoledo forse faticherà a trovarci alcune delle caratteristiche che segnano la sua cifra stilistica (ma non faticherà a sobbalzare riconoscendo un cameo di Rabo Mishkin): potrebbe sembrare mancante quella sottilissima poesia di Chiedi alla luce o della Ragazza di Vajont, per dire. Ma è giusto così, in un romanzo che vuol essere – e decisamente è – nero come la notte.

SCHEDA LIBRO
Autore: Tullio Avoledo
Titolo: Nero come la notte
Editore: Marsilio – Farfalle
Pagine: 524
ISBN: 978-8829703548

8/10

Riassumendo

Sergio Stokar era un buon poliziotto. Forse il migliore a Pista Prima, degradata ma ancora grassa città del Nord-Est. Fino al giorno in cui, senza saperlo, ha pestato i piedi alle persone sbagliate. Così qualcuno l’ha lasciato, mezzo morto, sulla porta dell’ultimo posto in cui avrebbe voluto finire: le Zattere, un complesso di edifici abbandonati dove si è insediata, dandosi proprie leggi, una comunità di immigrati irregolari. 

Alfonso d'Agostino

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