Tre cene di Francesco Guccini

Tre cene di Francesco Guccini

 

Devo averlo già scritto qualche volta, ma chissene, in fondo sarebbe la sola prova contraria all’invecchiar bene anzi direi benone: io con i testi delle canzoni di Guccini ho imparato l’italiano, e anche – certamente – un certo gusto nel comunicare, farmi affascinare dal pensiero, comprendere che per muovere il cuore non servono artifici. 

Non ero neppure arrivato a pagina 11 di Tre cene, ultima fatica letteraria del Maestro di Pavana, e mi son trovato davanti a una frase: “Non aspettatevi grandi avvenimenti dalle cose che andrò raccontando, fulminanti colpi di scena come agnizioni improvvise…”. 

Ok, ‘spetta, adesso tocca spiegare, altrimenti rischio di passare il messaggio che i racconti che compongono Tre cene vadano affrontati con il Devoto-Oli sulle ginocchia: non è così, è una lettura fulminante e bellissima, intrisa di malinconia e ricordo, di storia del nostro paese e delle sue (cosiddette) periferie che in realtà son più centrali di quanto ci immaginiamo, di amicizie antiche, di abitudini perdute, di ottimo vino e grandi mangiate, di tenerezza e nostalgia, di eroi di ogni giorno, di viaggi lontano a cercar fortuna, di neve e rumoreggiar di fiume, di momenti in cui ti si affacciano nel cranio spezzoni di canzoni (“e già sentiva in faccia l’ odore d’ olio e mare che fa Le Havre/
e già sentiva in bocca l’ odore della polvere della mina”). 

Il cantautore che ha segnato la mia giovinezza compare così, con improvvise agnizioni. Una parola bellissima, che apre scenari e regala un tuffo nel teatro e nella storia. 

 

SCHEDA LIBRO
Autore: Francesco Guccini
Titolo: Tre cene
Editore: Giunti
Collana: –
Anno di pubblicazione: 2021
Pagine: 180
ISBN: 978-8809950085

Acquisto: Amazon.it : cartaceo copertina flessibile € 16,15, ebook: € 10,99

Riassumendo
  • 8/10
    La voce del Maestro - 8/10
8/10

Quarta di copertina

«È semplicemente la storia di una cena, e di alcuni amici; una storia di quelle quasi come le favole che ci raccontavano da piccoli, già sentita tante volte ma che amavamo ci raccontassero ancora e ancora, per il solo piacere di stare lì ad ascoltare…».

Alfonso d'Agostino

Articoli correlati

Rispondi

Read also x