Terra di nessuno: la storia di Moresnet

Terra di nessuno: la storia di Moresnet

Anni fa scrissi un pezzo su Sealand, autoproclamatasi nazione indipendente più piccola del mondo, naturalmente senza aver mai ottenuto alcun riconoscimento diplomatico. Ebbene, la storia di Moresnet, mirabilmente raccontata da Philip Droge in Terra di nessuno, una bellissima (as usual) edizione Keller, è nettamente più intrigante, anche perché affonda le sue radici nella Storia. 

Tutto prende corpo al Congresso di Vienna del 1815: nella ricerca di un equilibrio post napoleonico si tracciano confini e si tirano righe su una carta. E cosa succede se un minuscolo territorio al confine fra la Prussia e i Paesi Bassi, potenziale fonte di ricchezza per la presenza di una miniera di zinco, finisce esattamente “sulla riga”? 

Succede che le diplomazie devono tornare al lavoro, che la fabbrica continua a produrre zinco, che i cittadini sono sostanzialmente privi di una patria, che la zona diventa una sorta di porto franco, che qualcuno prova a trasformare Moresnet nel primo stato ad adottare l’esperanto come lingua ufficiale, e un sacco di altre cose divertenti e clamorosamente vere! 

E quanto può essere durata un’anomalia simile in piena Europa? Tenetevi forte: più di un secolo. 

Ormai quando vedo la k di Keller su uno scaffale mi ci butto senza remore, e ancora una volta ho fatto bene: Terra di nessuno è affascinante, ben scritto, divertente e persino educativo. Un gioiello. 

SCHEDA LIBRO
Autore: Philip Droge
Titolo: Terra di nessuno
Editore: Keller – Razione K
Pagine: 288
ISBN: 978-8899911645

8/10

Riassumendo

Alla fine del Congresso di Vienna, nel 1815, una piccola porzione di territorio vicina a Aquisgrana scivola dimenticata – e indivisa – tra le mani dei rappresentanti degli Stati europei. Sia la Prussia sia i Paesi Bassi la rivendicano ma senza mai riuscire a trovare un’intesa. Prende forma così uno stranissimo accordo provvisorio che finirà per durare oltre cent’anni. Questa è la storia del Moresnet neutrale che conta una superficie di 3,4 chilometri quadrati e che resiste a ogni tentativo di spartizione e annessione.

Alfonso d'Agostino

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