L’undicesimo comandamento di Mark T. Sullivan: anche no

L’undicesimo comandamento di Mark T. Sullivan: anche no

429 pagine. Lo riscrivo in lettere che lo fa sembrare più lungo: quattrocentoventinovepagine.

Che un thrillerone “tra Mission Impossible e The Bourne Identity” – come strilla la copertina – faccia desiderare di arrivare alla fine non per scoprirne gli arcani ma per poterlo finalmente chiudere… no, non è un buon segno.

Quando poi: il protagonista fascinoso-le-donne-cadono-ai-suoi-piedi non mostra alcuna complessità caratteriale, la trama è una ininterrotta sequenza di scene action scritte-perchè-ci-facciano-un-film, i personaggi di contorno sono piatti come un ago di pino caduto dall’abete natalizio (e di plastica parimenti fatti), il mondo è in pericolo ma per 350-e-passa facciate non è chiarissimo il perché…

Quando ancora: il finale si trascina preventivamente un po’ via, la sensazione di già letto e ancor più probabilmente già dimenticato ti avvinghia, ti rendi conto di aver saltato una ventina di pagine sull’ebook per un click sbagliato ma in fondo non è che la cosa abbia nociuto più di tanto…

Insomma, anche no. Anche quando lo affronti solo per accompagnarti verso il sonno, perché in fondo ti lascia lì un bel po’ di nervosismo.

5/10

Quarta di copertina

Fino a diciotto mesi fa Robin Monarch era un agente segreto della CIA. Forse il migliore. Ma un giorno, durante una missione, Monarch abbandona tutto e cambia vita, senza dare spiegazioni. Ex militare, ex agente segreto, orfano dall’oscuro passato, diventa il ladro più temuto del mondo. La sua nuova attività procede fino a quando, durante un colpo per rubare il diamante più prezioso della Terra, qualcosa va storto e finisce in trappola. 

Alfonso d'Agostino

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