Ombre: i quadri di Hopper in letteratura

Ombre Hopper racconti
04 Giu 2017

Non è che ho smesso di leggere.
Ho smesso di scrivere, anche e soprattutto perché gli ultimi due mesi sono stati dedicati ad un trasloco che, per la quantità di cose (*libri*) che io e MoglieRiccia abbiamo accumulato, ha assunto rapidamente le dimensioni di un esodo biblico.

Tra i volumi che mi hanno accompagnato in questo periodo – di cui racconterò – segnalo immediatamente una raccolta di racconti che, per una volta, non ho trascinato alla cassa (solo) per gli autori coinvolti ma anche e soprattutto per l’argomento trattato.

Nel mio personalissimo dizionario, alla voce “coincidenze belle” adesso troneggia quanto segue:
– interrogarsi con MoglieRiccia sull’opportunità di appendere nella casa nuova una stampa di Hopper malinconica e affascinante;
– trovare sull’ultimo (ormai quasi penultimo) numero di Tracce un meraviglioso articolo di Luca Fiore sul pittore americano;
– passare in volata in Feltrinelli e vedere troneggiare sullo scaffale novità “Ombre”, un’antologia di racconti brevi ispirati allo stesso Edward Hopper.

Ombre

peraltro, nella libreria della nuova Casa23 avevamo piazzato – giusto per vedere l’effetto che fa – solo la sezione Racconti. A quel punto, acquisto obbligatorio.

Ombre è godibilissimo: come raramente capita in una antologia, il misto generi-autori è perfettamente calibrato, e si succedono senza soluzione di continuità temi sociali, sfumature gialle, emozioni intimistiche.

Da Stephen King (“La stanza della musica”) a Jeffery Deaver (“L’incidente del 10 novembre”), da Lee Child (“La verità su quanto è successo”) a un bellissimo Michael Connelly (“Nighthawks”), da un sorprendente da Nicholas Christopher (“Stanze sul mare”, fantastico in tutti i sensi, anche narrativo) al solito magnifico Joe R. Landsdale (“Il proiezionista”) per il quale ho un passione da un decennio, ognuno dei tredici raccolti dell’antologia ha qualcosa da dire. Ed è uno splendido ossimoro, se è vero che Hopper “sapeva dipingere il silenzio”.

Più semplicemente, i quadri di Hopper parlano al tessuto miocardico, che tu sia un autore celebrato o il semplice spettatore di una sua mostra. E Ombre raccoglie un magnifico silenzio e lo trasforma in parole, parole, parole.

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Alfonso d'Agostino

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