Vittime a premio: la distopia secondo Robert Sheckley

Vittime a premio: la distopia secondo Robert Sheckley
02 Mar 2017

Se dovessi associare a un autore le mie prime esperienze di lettura immersiva, sarei costretto a citare Robert Sheckley. Quando mi capitò di mettere le zampe su un volumone dalla copertina grigio metallica che includeva il memorabile “Anonima Aldilà”, leggevo già da un po’ e con profondo diletto. Ciò nonostante, fu la prima occasione in cui provai quella misteriosa sospensione dal tempo che un libro può regalare: stimoli della fame e della sete svaniti, vescica che raddoppia opportunamente la sua dimensione, comprensione dello scorrere del tempo totalmente azzerata.

Robert Sheckley Vittime a premio

Eccolo! La mia prima lettura immersiva!

Nonostante il mio sviluppatissimo ego di lettore, concreto fin dalla più tenera età, mentirei se affermassi che a colpirmi era stato qualcosa in più della trama. Nelle ultime notti ho avuto tra le mani Vittime a premio, e ho (ri)cominciato a comprendere meglio in cosa risieda la cifra stilistica di Scheckley.

Vittime a premi è ambientato in un futuro distopico, un mondo annientato dalla stupidità umana e ridotto a ricercare sopravvivenza persino in una sorta di antesignano dei reality show: è ambientato ad Esmeralda, isoletta caraibica venduta a privati che l’hanno trasformata nel set di uno spettacolo senza soluzione di continuità. Ad Huntworld si entra per due motivi: o si è Cacciatori (disposti cioè a uccidere e farsi uccidere) o ci entra da turusti, per “godere” di un Colosseo post-moderno in cui gli uomini si battono fra di loro e non contro animali esotici.

(Parentesi che vale come N.B.: Vittime a premio è del 1987, quando la metà dei protagonisti di Hunger Games erano ancora un’ipotesi biologica)

Quello che colpisce nei romanzi di Sheckley è la capacità di azzeccare sempre perfettamente l’equilibrio tra un cinismo ironico (che muove inevitabilmente al sorriso) e una descrizione di quello che potremmo diventare (che spegne il sorriso e lo tramuta in fosco pensiero). E’ inevitabile farsi una sanissima risata con la scena del poliziotto che ferma il protagonista al volante rimproverandolo per una guida troppo coscienziosa (“Non ha visto il cartello: Curva pericolosa – Accelerare?”) ma, qualche pagina dopo, viene dato il via ai Saturnali (una sorta di gran Carnevale dell’omicidio) e l’intento satirico si vena di critica sociale, rendendo evidente che nella parodia del geniale autore di fantascienza spunta una riflessione sul valore della Vita oggi, sulla pervasione da mass-media, su ogni-cosa-diviene-spettacolo.

Tutto talmente bello da perdonare a Vittime a premio un finale che non conclude e che a me è apparso un filino tirato via.

E comunque, gran scrittore Robert Sheckley.

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Alfonso d'Agostino

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