Gogol: il cappotto e il naso

Gogol: il cappotto e il naso
14 Mag 2016

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“Il naso” è una occasione per dedicarsi alla meravigliosa dimostrazione di come si possa dire tanto senza esagerare in lunghezza.

Stampato su un A4 e con un carattere decente – se ne trovano diverse versioni lecite online – assomma più o meno a 17 pagine. Ma, oh, davvero, c’è dentro tanta tanta roba. Sarà che provo una istintiva simpatia per chi getta il cuore oltre i canoni della sua epoca come Gogol, ma bisognerà pure ammettere che scrivere un racconto del genere, comico e surreale eppure profondo, in cui l’Illuminismo e la “ragione che supera la realtà” vengono soavemente presi per le chiappe, beh, è un atto di coraggio non da poco. E’ uno scritto che costringe il lettore ad una sua visualizzazione da cannocchiale: hai un dettaglio preciso sui particolari, non riesci a cogliere un insieme, perché l’autore gioca con le parole e la trama e te lo tiene nascosto. Un consiglio da amico: verificate in quale situazioni compare il vocabolo “perdere” nelle sue declinazioni, ed in quali altri emerga il termine “diavolo”. Scoprirete una ulteriore chiave di lettura che va ben oltre il puro divertimento letterario.

Le citazioni:

“Un signore diceva con sdegno di non capire come nel corrente illuminato secolo potessero diffondersi simili assurde invenzioni, e si stupiva di come mai il governo non si occupasse della cosa. Come si vede, questo signore apparteneva alla categoria di quelle persone che vorrebbero immischiare il governo in tutto, persino nelle loro liti quotidiane con la moglie.”

“Dov’è che non si verificano delle cose inverosimili? E a rifletterci bene, in tutto questo davvero qualcosa c’è. Si può dir quello che si vuole, ma simili avvenimenti al mondo accadono, di rado, ma accadono.”

Anche “Il cappotto“, racconto che secondo Dostoevskij segnò la nascita della letteratura russa, unisce comico e grottesco accompagnati dalla giusta venatura di fantastico, fino a regalare innumerevoli chiavi interpretative, dalla semplice critica ad una società burocratizzata e vacua ad una chiave più spirituale in cui il cappotto non è soltanto un capo di abbigliamento. Più in generale, si tratta certamente di un gioiello narrativo, adattissimo a ogni tempo e che stimola una continua riflessione. Se avete amato lo scrivano Bartleby non potrete che innamorarvi dell’umile copista Akakievic di Gogol, della sua figura dignitosa anche nelle prese in giro dei colleghi, della sua determinazione una volta fissato un obiettivo. Memorabile.

La citazione:

“Da quel momento parve che la sua stessa esistenza si facesse in un certo senso più piena, come se si fosse sposato, come se qualche altra persona vivesse con lui, come se non fosse più solo, ma una gradita compagna avesse acconsentito a percorrere al suo fianco il cammino della vita, e quest’amica non era altri, appunto, che quel cappotto bene imbottito, con una robusta fodera che non si sarebbe consumata.”

SCHEDA LIBRO
Titolo: Il cappotto e il naso
Autore: Nikolaj Vasil’evič Gogol’
Editore: Newton Compton
Collana: Live
Codice ISBN: 9788854171602
Pagine: 128

 

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Alfonso d'Agostino

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