1984: distopia per eccellenza

1984: distopia per eccellenza
29 Feb 2016

Per i cine-maniaci, è il romanzo che ha ispirato “L’uomo che venne dal futuro” di George Lucas e, in anni più recenti, Equilibrium.

Per chi troneggia davanti alla TV, è seccante sottolineare che abbia in qualche modo dato il via – se non altro nel titolo – alla moda dei reality.

Per gli amanti della musica, è un libro che ha ispirato i Muse, Rage Against the Machine, Morgan (…) ed è persino presente in un frame del video di “Sotto bombardamento” di Ligabue.

Per i fumettisti, è la musa ispiratrice di “V per vendetta”.

1984

Per gli appassionati di letteratura, è semplicemente il romanzo distopico per eccellenza, con alcune caratteristiche del capolavoro e altre un filo più rivedibili. 1984, opera immortale di George Orwell, non è un romanzo di semplicissima lettura. O meglio, è dotato di una trama che in qualche misura trascina, incuriosendo il lettore con l’immaginazione di un mondo futuro in cui tutto è sotto il controllo di un Partito, il mondo è diviso in tre aree di influenza (tutte sostanzialmente dittatoriali) e il lavoro del protagonista consiste nel modificare gli archivi dei giornali per renderle adatti al presente, in una continua opera di revisione agghiacciante. Contribuisce alla seduzione del romanzo anche la storia d’amore fra il protagonista e Julia, le traversie affrontate per un semplice incontro, la necessità di mantenerlo segreto alla Psicopolizia così come i proprio pensieri.

Poi procedi, e ti rendi conto che Orwell ha scritto (anche) un (bel) saggio politico: l’occasione è la lettura di un testo, naturalmente proibito, su cui il protagonista mette le mani, e che gli rileva – da un punto di vista decisamente più alto – la genesi del mondo in cui respira e le sue caratteristiche liberticide.

E’ qui che fa capolino la biografia di Orwell, socialista tradito dalle purghe di stampo massimalista persino durante la Guerra di Spagna. Ed è qui che il lettore è chiamato ad una scelta: far scorrere le pagine allegramente per tornare alla narrazione e scoprire come finirà per i due amanti, oppure concedersi una digressione e analizzare il testo e il suo significato anche alla luce di quello che la seconda metà del XX secolo ci ha insegnato. Io consiglio la seconda strada, ma se vi indirizzate sulla prima avrete comunque la mia comprensione.

1984 è un romanzo ricchissimo, la cui lettura nell’immediato dopoguerra (è datato 1948) deve aver provocato più di un brivido. E’ una sensazione che vale anche oggi, motivo per cui non posso far altro che consigliarvelo caldamente.

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Alfonso d'Agostino

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