Tra fiction e realtà con Ugo Barbàra

Tra fiction e realtà con Ugo Barbàra
18 Ott 2015

Ci sono libri in cui si avverte tutta la fatica dell’autore: “In terra consacrata” rivela, in ognuna delle sue appassionanti pagine, l’attività di ricerca, i ritagli di giornali, le nottate passate alla ricerca di informazioni su alcuni dei più controversi episodi della storia d’Italia. A noi profani, abituati a immaginare gli scrittori come personaggi seraficamente in attesa dell’ispirazione, a volte sfugge questo particolare su cui – mi par di ricordare – amava insistere Giorgio Scerbanenco:  scrivere è una dannata fatica, fatta di tentativi, fogli (oggi files) da cestinare, stille di sudore freddo davanti ad una pagina (monitor) bianca. E, come in questo caso, gran ricerca.

Alla base del romanzo la misteriosa scomparsa della figlia di un funzionario minore del Vaticano: l’ispirazione ad uno dei fatti di cronaca più misteriosi degli ultimi cinquanta anni – il rapimento di Emanuela Orlandi – è evidente, come lo sono i riferimenti al “suicidio” di Calvi e alla Banda della Magliana resa celebre da De Cataldo; ed è una ispirazione a cui Barbàra attinge per dare vita ad una trama divorante, che non consente distrazioni e accompagna il lettore pagina dopo pagina senza abbandonarsi mai a facili colpi di scena o a espedienti di carattere visual-cinematografico. Un merito in più attribuito da chi scrivi, che difficilmente digerisce thriller o noir ricchi di espedienti quasi televisivi.

Altrettanto curati e assolutamente intriganti i personaggi delineati da Barbàra, dai due protagonisti alla squadra di poliziotti e magistrati, uno dei quali in pensione dopo essersi dedicato al caso “Orlandi” per un quarto di secolo. A mio modo di vedere, spicca su tutti Valeria che ha, nelle sue evidenti complessità e nella sua storia travagliata, una profondità sconcertante e che finisce per renderla quasi indimenticabile.

Insomma, uno di quei romanzi ti costringe a giocare con il cambio: inizi a divorarlo a velocità impensabile, dimentico delle ore che stanno passando, per poi accorgerti che stai precipitando verso il momento in cui ti abbandonerà, e rallenti per non restare troppo da solo…

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Alfonso d'Agostino

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